Villa Finocchiaro – Linguaglossa CT

Hello everybody!

Oggi nuovo post finalmente, dopo tantissimo tempo che non scrivevo ho deciso di pubblicare qui sul mio blog una mia ricerca per l’università. Voglio parlarvi oggi di una Villa che si trova nel Parco dell’Etna costruita nel 1975, dove l’edilizia in quegli anni era cresciuta notevolmente. L’Italia infatti era negli anni del “Boom economico” .

1974, l’architetto Giuseppe Fanfoni viene incaricato di progettare una villa ai piedi dell’Etna in un terreno di circa 8.500 mq sito in Linguaglossa (CT), da un cittadino di Fiumefreddo di Sicilia di nome G. Finocchiaro. (da lui prende il nome la Villa)
In quegli anni erano stati costruiti altri edifici ai piedi dell’Etna, infatti non vi erano norme specifiche per la costruzione in quel luogo che di lì a 10 anni circa sarebbe stato dichiarato uno dei più importanti Parchi d’Italia, il Parco dell’Etna.
“Il Parco dell’Etna fu il primo ad essere istituito tra i Parchi siciliani con il Decreto del Presidente della Regione del 17 marzo del 1987, con i suoi 59000 ettari ha il compito primario di proteggere un ambiente naturale unico e lo straordinario paesaggio che circonda il vulcano attivo più alto d’Europa e di promuovere lo sviluppo ecocompatibile delle popolazioni e delle comunità locali.
Nonostante nella zona sia concessa libertà edilizia, nonostante la villa sia stata costruita quanto ancora non vi era nessun vincolo edilizio, l’architetto incaricato del progetto e della direzione dei lavori non ha potuto non notare l’ammaliante splendore e bellezza del luogo che gode di una vista e di un paesaggio mozzafiato.
Infatti l’architetto non volendo guastare l’armonia del luogo, modificandolo per adattarsi alla costruzione ed ai canoni dell’edilizia moderna, ha preferito stravolgere i canoni architettonici del tempo per riprendere una filosofia primordiale, interpretandola in chiave futurista.
L’impianto della villa nasce dalla configurazione del terreno e dalle funzioni abitative indicate dal committente. Immaginando un edificio che si sviluppi a più livelli seguendo l’andamento naturale del terreno.
Perciò la villa si sviluppa a vari livelli intorno ad un nucleo centrale costituito da due cisterne per la raccolta e la distribuzione delle acque, poiché allora, come oggi, non arrivava sul posto la rete idrica e la villa doveva perciò avere, una propria autonomia.
“Nella villa, le forme avvolgono le funzioni, che si sviluppano a vari livelli seguendo il terreno e dando infine alla villa una configurazione organica che si assimila agli altri elementi organici circostanti, le piante, eventuali animali e l’uomo stesso. Un insieme che è concorde alla configurazione del paesaggio intorno o all’orizzonte, dove tutte le forme sono fluide, prodotte dagli impulsi che le hanno generate, come avviene ovunque in natura, sia per gli elementi organici (piante e animali), che per quelli inorganici, (prati, avvallamenti, montagne…).”

L’edificio ha una struttura ordinaria, è caratterizzato da pareti a guscio previste con due strati di ferro-cemento e uno strato intermedio di fibra isolante per complessivi circa 15 cm. Questa tecnica, utilizzata anche in campo navale e nella scultura, si presenta qui a realizzare una villa che cerca di richiamare alla mente, in chiave del tutto moderna e futuristica, la struttura delle prime abitazioni. “Fin dall’origine i primi insediamenti umani, in grotte o capanne, avevano forme avvolgenti e, in qualche modo, scaturite dalle funzioni, come qualsiasi operato, riflesso dell’esistenza di organismi. La configurazione di spazi squadrati (spesso superata nell’architettura monumentale volta al sacro e allo spirituale) sarebbe nata in seguito da una astrazione tecnologica e da una esigenza tecnica di facilitazione esecutiva, non dal rapporto con le funzioni e la loro espressione.”

Anche l’arredamento interno sarebbe dovuto essere integrato alla forma e allo spazio avvolgente le funzioni seguendo un andamento circolare. 003 - Villa Finocchiaro - Pianta.jpg
La villa non solo vuole essere esempio unico di modernità, ma il messaggio dell’architetto riguardo la costruzione riprende concetti più che primitivi.
Fin da principio l’uomo, fin dal concepimento si trova avvolto e protetto prima in grembo materno, poi fra le braccia della madre e dai cari. Fin da bambino l’uomo cerca di avvolgersi in mezzo a coperte nei momenti di freddo o quando ha più bisogno di sentirsi protetto, assumendo sempre una forma a bozzolo, sferica. Ecco perché la villa si ritrova ad assomigliare al grembo materno, per accogliere e proteggere chi vi abita. Niente è lasciato al caso, tutto è progettato seguendo criteri del tutto precisi, dallo sviluppo dalla pianta circolare e dalla forma sferica e cilindrica alla luce che illumina ogni angolo della villa ad ogni ora del giorno per non lasciare nessuno spazio al buio.
Le prime abitazioni proprio come la nostra villa, e avevano una forma circolare e avvolgente che accoglieva chi vi abitava e lo proteggeva da ciò che era all’esterno della casa.

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Ad oggi la villa è disabitata, e si trova in uno stato di quasi abbandono, se non per qualche lavoro di manutenzione e controllo edilizio. Nonostante ciò l’aspetto è deteriorato e scoraggia i passanti e i turisti che la scoprono.
Non tutti i giorni ci capita di imbatterci in costruzioni del genere, che colpiscono chi la vede per la prima volta e chi la conosce da sempre, lasciando a bocca aperta chiunque. Un edificio del genere andrebbe tutelato perché è uno dei pochi esempi di modernità e fluidità degli spazi abitativi dell’architettura contemporanea in un contesto paesaggistico di rilievo assoluto.
Il colore esterno dell’edificio potrebbe essere modificato, con un rosso carminio, per armonizzarsi ancora di più con l’ambiente e per entrare in simbiosi con i materiali lavici prodotti dall’Etna. Ma si potrebbero lasciare le parti bianche accentuando ancora di più il candore del colore, per aumentare il contrasto con il rosso scuro o verde.
Andrebbero rifatte le aperture esterne, sia perché ormai non in uso sia perché rovinate.
Il parco che la circonda è ben curato e presenta panchine dove poter sostare e un tavolo in cemento circolare per alcune attività all’aperto.
Andrebbero sostituiti i cancelli di apertura della villa, i quali non si armonizzano con lo stile della villa, e si potrebbe optare per cancelli color verde pino, che si intonano con i colori del Parco dell’Etna.

Spero questo post vi sia piaciuto e fatemi sapere se siete interessati a più informazioni e se vi piacciono questi argomenti!

baci e alla prossima!!!

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