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I Rami del Tempo, un romanzo di Luca Rossi

Hello everybody.. oggi “Talk  about …. books

Una pioggia di schegge stermina il popolo dell’isola di Turi23634173_2120149504669236_1006710713_oos. Si salvano Bashinoir, gravemente ferito, sua moglie Lil e la sacerdotessa Miril. Vorrebbero dare degna sepoltura ai propri cari, ma i cadaveri sono scomparsi. L’unica speranza di salvezza risiede nelle protezioni magiche del Tempio. Tuttavia devono far fronte a minacce oscure. Un’ombra infesta i loro cuori per dividerli e distruggerli. I loro corpi sembrano perdere sempre più consistenza. Alla vicinanza tra le due donne si contrappone il sempre più marcato isolamento di Bashinoir.
Nel regno di Isk, maghi e consiglieri devono sottostare all’insaziabile ingordigia di sesso, guerra e potere di re Beanor. L’ultima delle sue giovani mogli, tuttavia, non si dà pace per la libertà e l’amore perduti. Potranno i giochi e gli inganni sotto le lenzuola essere la chiave di svolta di una guerra millenaria?

Come reagireste voi se vi dicessero che per vivere il futuro dovreste cambiare il passato? 

Questa è la soluzione che si ha alla fine di una lettura travolgente , veloce e che ti cattura anima e mente. Luca Rossi èl’autore che ha pubblicato questo e una serie di romanzi da leggere in un fiato.

Quella che avete appena letto è la trama del romanzo fantasy che potete acquistare comodamente con un click del mouse tramite amazon.it in forma cartacea o comprare sempre su amazon sotto forma di ebook e iniziare a leggere subito.

Ho trovato questo libro, di circa 150 pagine , sempre più avvincente man man mano che andavo avanti. All’inizio sembra lento e monotono ma dopo la cosiddetta pioggia di schegge il romanzo si inizia a movimentare e a diventare sempre più intrigante e accattivante, sia per le scene descritte che per lo svolgimento della trama. I punti di vista cambiano all’interno della narrazione, rendendola più scorrevole e dinamica, mutano anche il tempo e il luogo ad ogni capitolo. Infatti i capitoli sono brevi, composti da poche pagine, ed in ognuno cambia tutto il lettore si  così ritrova a viaggiare per mondi e tempi fantastici ma allo stesso tempo sembrano realistici grazie ad una descrizione emozionante e dettagliata.

All’interno del libro c’è proprio tutto, affinchè il letto resti imbambolato a leggere ogni pagina. Misteri, riti antichi, guerre millenarie, intrighi di corte, gelosie, inganni, tradimenti, complotti, amori, ossessioni.

E’ stata la prima volta che leggevo un libro di Luca Rossi, e posso dire che scoprendo alla fine della lettura che vi è un secondo volume, non vedo l’ora di poter leggere il continuo e tanti altri libri dello stesso autore.

Ciò che non ho amato tanto è il finale aperto che lascia il lettore con il fiato sospeso senza dare spiegazioni e altro. Può essere amato un finale così, a mio parere, da chi ama immaginare un sequel e lavorare molto di fantasia, (cosa che io amo tanto) ma molte volte si preferisco avere un “lieto fine” chiamiamolo così da poter attribuire ai vari personaggi.

Questa è una lettura che consiglio specialmente a chi come me ha poco tempo da dedicare ai libri e ricerca una lettura veloce, leggera ma accattivante e dinamica allo stesso tempo.

e voi avete mai letto questo libro o altri dell’autore ?

Fatemi sapere e alla prossima recensione!

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Villa Finocchiaro – Linguaglossa CT

Hello everybody!

Oggi nuovo post finalmente, dopo tantissimo tempo che non scrivevo ho deciso di pubblicare qui sul mio blog una mia ricerca per l’università. Voglio parlarvi oggi di una Villa che si trova nel Parco dell’Etna costruita nel 1975, dove l’edilizia in quegli anni era cresciuta notevolmente. L’Italia infatti era negli anni del “Boom economico” .

1974, l’architetto Giuseppe Fanfoni viene incaricato di progettare una villa ai piedi dell’Etna in un terreno di circa 8.500 mq sito in Linguaglossa (CT), da un cittadino di Fiumefreddo di Sicilia di nome G. Finocchiaro. (da lui prende il nome la Villa)
In quegli anni erano stati costruiti altri edifici ai piedi dell’Etna, infatti non vi erano norme specifiche per la costruzione in quel luogo che di lì a 10 anni circa sarebbe stato dichiarato uno dei più importanti Parchi d’Italia, il Parco dell’Etna.
“Il Parco dell’Etna fu il primo ad essere istituito tra i Parchi siciliani con il Decreto del Presidente della Regione del 17 marzo del 1987, con i suoi 59000 ettari ha il compito primario di proteggere un ambiente naturale unico e lo straordinario paesaggio che circonda il vulcano attivo più alto d’Europa e di promuovere lo sviluppo ecocompatibile delle popolazioni e delle comunità locali.
Nonostante nella zona sia concessa libertà edilizia, nonostante la villa sia stata costruita quanto ancora non vi era nessun vincolo edilizio, l’architetto incaricato del progetto e della direzione dei lavori non ha potuto non notare l’ammaliante splendore e bellezza del luogo che gode di una vista e di un paesaggio mozzafiato.
Infatti l’architetto non volendo guastare l’armonia del luogo, modificandolo per adattarsi alla costruzione ed ai canoni dell’edilizia moderna, ha preferito stravolgere i canoni architettonici del tempo per riprendere una filosofia primordiale, interpretandola in chiave futurista.
L’impianto della villa nasce dalla configurazione del terreno e dalle funzioni abitative indicate dal committente. Immaginando un edificio che si sviluppi a più livelli seguendo l’andamento naturale del terreno.
Perciò la villa si sviluppa a vari livelli intorno ad un nucleo centrale costituito da due cisterne per la raccolta e la distribuzione delle acque, poiché allora, come oggi, non arrivava sul posto la rete idrica e la villa doveva perciò avere, una propria autonomia.
“Nella villa, le forme avvolgono le funzioni, che si sviluppano a vari livelli seguendo il terreno e dando infine alla villa una configurazione organica che si assimila agli altri elementi organici circostanti, le piante, eventuali animali e l’uomo stesso. Un insieme che è concorde alla configurazione del paesaggio intorno o all’orizzonte, dove tutte le forme sono fluide, prodotte dagli impulsi che le hanno generate, come avviene ovunque in natura, sia per gli elementi organici (piante e animali), che per quelli inorganici, (prati, avvallamenti, montagne…).”

L’edificio ha una struttura ordinaria, è caratterizzato da pareti a guscio previste con due strati di ferro-cemento e uno strato intermedio di fibra isolante per complessivi circa 15 cm. Questa tecnica, utilizzata anche in campo navale e nella scultura, si presenta qui a realizzare una villa che cerca di richiamare alla mente, in chiave del tutto moderna e futuristica, la struttura delle prime abitazioni. “Fin dall’origine i primi insediamenti umani, in grotte o capanne, avevano forme avvolgenti e, in qualche modo, scaturite dalle funzioni, come qualsiasi operato, riflesso dell’esistenza di organismi. La configurazione di spazi squadrati (spesso superata nell’architettura monumentale volta al sacro e allo spirituale) sarebbe nata in seguito da una astrazione tecnologica e da una esigenza tecnica di facilitazione esecutiva, non dal rapporto con le funzioni e la loro espressione.”

Anche l’arredamento interno sarebbe dovuto essere integrato alla forma e allo spazio avvolgente le funzioni seguendo un andamento circolare. 003 - Villa Finocchiaro - Pianta.jpg
La villa non solo vuole essere esempio unico di modernità, ma il messaggio dell’architetto riguardo la costruzione riprende concetti più che primitivi.
Fin da principio l’uomo, fin dal concepimento si trova avvolto e protetto prima in grembo materno, poi fra le braccia della madre e dai cari. Fin da bambino l’uomo cerca di avvolgersi in mezzo a coperte nei momenti di freddo o quando ha più bisogno di sentirsi protetto, assumendo sempre una forma a bozzolo, sferica. Ecco perché la villa si ritrova ad assomigliare al grembo materno, per accogliere e proteggere chi vi abita. Niente è lasciato al caso, tutto è progettato seguendo criteri del tutto precisi, dallo sviluppo dalla pianta circolare e dalla forma sferica e cilindrica alla luce che illumina ogni angolo della villa ad ogni ora del giorno per non lasciare nessuno spazio al buio.
Le prime abitazioni proprio come la nostra villa, e avevano una forma circolare e avvolgente che accoglieva chi vi abitava e lo proteggeva da ciò che era all’esterno della casa.

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Ad oggi la villa è disabitata, e si trova in uno stato di quasi abbandono, se non per qualche lavoro di manutenzione e controllo edilizio. Nonostante ciò l’aspetto è deteriorato e scoraggia i passanti e i turisti che la scoprono.
Non tutti i giorni ci capita di imbatterci in costruzioni del genere, che colpiscono chi la vede per la prima volta e chi la conosce da sempre, lasciando a bocca aperta chiunque. Un edificio del genere andrebbe tutelato perché è uno dei pochi esempi di modernità e fluidità degli spazi abitativi dell’architettura contemporanea in un contesto paesaggistico di rilievo assoluto.
Il colore esterno dell’edificio potrebbe essere modificato, con un rosso carminio, per armonizzarsi ancora di più con l’ambiente e per entrare in simbiosi con i materiali lavici prodotti dall’Etna. Ma si potrebbero lasciare le parti bianche accentuando ancora di più il candore del colore, per aumentare il contrasto con il rosso scuro o verde.
Andrebbero rifatte le aperture esterne, sia perché ormai non in uso sia perché rovinate.
Il parco che la circonda è ben curato e presenta panchine dove poter sostare e un tavolo in cemento circolare per alcune attività all’aperto.
Andrebbero sostituiti i cancelli di apertura della villa, i quali non si armonizzano con lo stile della villa, e si potrebbe optare per cancelli color verde pino, che si intonano con i colori del Parco dell’Etna.

Spero questo post vi sia piaciuto e fatemi sapere se siete interessati a più informazioni e se vi piacciono questi argomenti!

baci e alla prossima!!!

se volete altre informazioni o la relazione completa contattatemi cliccando qui!

 

5 regole per il … back to University!

Come sopravvivere dopo il primo giorno … e per il resto dell’anno!?!

Hello everybody! Oggi nuovo post personale. Oggi 9 ottobre 2017 ho ripreso le lezioni all’università, dopo circa 2 mesi di vacanze. Com’è stato il primo giorno? Orribile e pesantissimo! Si, non sto qui ad illudervi, mi sentivo schiacciata come non mai da responsabilità e soprattutto dall’ansia di riiniziare a studiare.

Sta mattina, e da circa una settimana, ero euforica e non vedevo l’ora di ricominciare, ma oggi, alle 8 del mattino ero tutt’altro che euforica. Ero l’ansia in persona.

Ecco perchè voglio elencarvi (e commentarvi) le mie cinque regole per sopravvivere il primo giorno e sempre, le quali  hanno fatto in modo che io non scappassi un’ora dopo l’inizio delle lezioni.

Iniziamo a raccontare questa storia dal principio… 

Erano le 7.00 del mattino quando mi sono svegliata e alzata , non per colpa della sveglia ma per un raggio di sole sparato in faccia che mi ha fatto sobbalzare perchè pensavo fossero già le 10 ed ero già in ritardo. INIZIAMO BENE DICO IO! 

Con la mia dose di agitazione mattutina, dopo aver visto che erano soltanto le 7, mi alzo, mi lavo, faccio colazione e mi incammino verso l’università e nel frattempo mi ripeto questo 5 regole, per me diventate fondamentali.

  1. svegliati come si deve con un bel caffè!
  2. respira profondamente.. così! inspira ed espira. (se gli effetti non si vedono subito ripeti l’operazione, molte volte… no più volte!)
  3. metti cento matite e penne nella borsa (non sono mai troppe, alla fine della giornata se te n’è rimasta una è tanto)
  4. metti un piede avanti l’altro e continua a camminare verso la meta ( la porta dell’aula che hai capito! per la laurea si corre non si cammina. anzi, sarai già a terra in fin di vita quando sarà il momento della laurea)
  5. sorridi e dimostra al mondo che non hai paura e che in fin dei conti te la caverai sempre. (Che significa?  sii ottimista, sempre, always! questo significa! niente è impossibile, solo se non ci si prova lo diventa.)

Queste sono le mie 5 regole fondamentali, che dirvi? Sono arrivata fine giornata serena (diciamo) e felice di svegliarmi domani e tornare fra i banchi dell’università a  godermi questa spensierata giovinezza. Regole  ce ne sono anche altro mille, ma per me queste per ora sono sufficienti. Voi che dite? ne avete altre? fatemele sapere con un commento o contattandomi qui!

Spero questo post personale, che ho inglobato in una nuova  categoria (real life) vi piaccia! se si ci rivedremo con altri post simili!

Alla prossima, baci!

 

P.S. dimenticavooo! e non dimenticatevi di studiare.. passo passo con le materie! giorno dopo giorno.

 

P.P.S. ma chi vogliamo prendere in girooo? tanto lo so che finiremo a studiare massimo due settimane prima dell’esame ahahaha

P.P.P.S. Buon inizio a tutti e buon proseguimento con lo studio, lavoro e tutto!

Hotel California – un inedito tutto da scoprire e amare

Hello everybody! Oggi un alto appuntamento con la rubrica “talk about.. books

Oggi vi parlerò di un inedito che l’autrice ha avuto il piacere di inviarmi in formato pdf/ebook per poterlo leggere in anteprima e per potervene parlare sul blog prima del “grande giorno” (l’uscita del romanzo).
Quando uscirà vi farò sapere dove potete acquistarlo sia cartaceo che in ebook! 

L’immagine che vedete su è la copertina del libro, la quale mi ha affascinato molto sia per la molteplicità di videocassette, cassette e riviste raffigurati sopra sia per il disordine/ordine che regna in tutta la copertina. Infatti notiamo subito che un sacco di particolari ci catturano la vista, vecchie videocassette e riviste che sembrano molto antiquate. 

Hotel California – storia di una paranoia  è il titolo (e senza spoilerare niente) vi dico solo che per tutto il libro non si capisce il perchè della scelta del titolo e non si capisce la trama ma nonostante ciò il libro ti cattura finchè non si finisce di leggerlo in meno di 3 giorni. L’autrice è Dalila Porta, altre informazioni si avranno più avanti. 

Il libro si divide in capitoli i quali portano come titoletto il nome del personaggio attraverso il quale vediamo la scena, infatti ogni capitolo cambia punto di vista e ognuno  vengono narrati avvenimenti , passati o presenti, visti con occhi diversi e interpretati con animo e cuore diverso. Il libro mi ha affascinato molto anche perchè entriamo in contatto con diversi stati d’animo, diverse paure, diverse esperienze che accompagnano lettore e protagonista verso una crescita personale. 

Vediamo nel dettaglio i vari personaggi, a cosa si ispirano e chi sono!

Se siete amanti della musica allora questo libro fa per voi, perchè i nomi e le personalità dei protagonisti e coprotagonisti si ispirano a canzoni e cantanti come Annie di M Jackson, Papercut dei Linkin Park, California di Hotel California. (dal quale prende il titolo il libro) 

Protagonista è California, ragazza italiana che viaggia per il mondo il cerca di un posto dove stare, un luogo che l’appassioni e le faccia venir voglia di mettere lì radici. Forse l’ha trovato, a Coimbra, località del Portogallo dove per ora vive e cerca di andar avanti con lavoretti. Uno dei suoi passatempi preferiti? girovagare per il campus di Coimbra in cerca di qualcosa di interessante da fotografare ed è per questo che un giorno si imbatte in Papercut un ragazzo (anche lui italiano) normale o con qualche scheletro nell’armadio? questo sta a voi scoprirlo! andate a leggere il romanzo o iniziate in countdown per i giorni che mancano all’uscita!

Annie, piccola e tenera Annie ragazzina di soli 9 anni che deve affrontare una madre che tale non sembra e Loro che non la lasciano mai in pace. Ma chi sono ? e soprattutto cosa vogliono? 

Questi erano i protagonisti del libro i quali sono affiancati da Johanna e Arthur, domestici della famiglia di Papercut. Annabelle e Robert, genitori di Papercut e Annie.  Marcello, Ivete, Bep amici di California, e vari altri personaggi che fanno da contorno ad una storia intrigante e ingarbugliata, tutta da scoprire. 

Chi è Dalila Porta? è la nostra autrice, la quale ha scritto altri romanzi che potete trovare su amazon ( i link ve li lascio alla fine) sotto forma di ebook ad un prezzo bassissimo. 

Nata a Napoli nell’estate del 1989, qualificata in traduttologia, scrive articoli di geopolitica per la rivista online Il Tempo La Storia. Le sue passioni sono i libri, i viaggi e la fotografia.

Trama del libro (sintetica per non spoilerare niente)

California si trova al campus di Coimbra ed qui che incontra Papercut, il quale la scambia per una sua visione e non le da retta, nel frattempo Papercut vive nella paranoia, anche lui inseguito nei suoi sogni da Loro, i quali diventano dei sogni ad occhi aperti che lo inseguono ovunque.
Annie, sorella maggiore di Papercut tormentata da Loro fin da bambina viene allontanata dalla mamma e creduta morta da Papercut (dietro Annie vi è tutta una storia che non posso raccontarvi, vi racconterei tutto il libro) 

Vi lascio per comprendere al meglio il libro alcune domande:

Riuscirà California a trovare casa in qualche luogo sperduto del mondo? e qualcuno con il quale condividere la sua vita e tutto? Scopriremo noi chi sono Loro e che cosa vogliono? e Papercut scoprirà mai la verità? e Annabelle e Robert?

Il libro è fenomenale, vi rapisce. Ve lo consiglio vivamente.

 

 

Dove poter acquistare gli altri libri dell’autrice —->

Walnut tree walk
e
Morango, l’altra faccia dei lunatici

 

Un giorno di Nicholls David, un romanzo che sconvolge l’anima!

Hello Everybody! Oggi appuntamento con la rubrica “Talk about… books

Oggi voglio parlarvi di un romanzo che ho comprato per caso nel vero senso della parola, e vi spiegherò perchè… Si intitola “Un giorno”, titolo originale “One Day” di Nicholls David, scritto in inglese e uscito nel 2009, in Italia è stato tradotto e pubblicato solo  nel 2011.

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Dico acquistato per caso perchè ad inizio estate mi trovavo in libreria per comprare un regalo alla mia migliore amica. Magicamente mi ritrovo nello scaffale dei libri confezionati che permettono all’acquirente di leggere solo il commento sulla carta pacco e non fanno vedere il titolo del libro, un’iniziativa della Feltrinelli, così il lettore si ritrova ad acquistare un libro a “scatola chiusa”. Come ben potete immaginare 20 minuti dopo mi ritrovo fuori dalla libreria con questo pacchettino in mano tutta felice perchè ho un nuovo libro.

Arrivata a casa scarto il pacchetto e mi trovo fra le mani un volume a me sconosciuto, dopo un paio di ricerche leggo la trama su internet, tranquille non spoilero niente, e mi ritrovo a leggere questo libro per abbandonarlo 10 pagine dopo.

Ebbene si , abbandono il libro subito dopo i primi due capitoli perchè non mi aveva appassionato fin da subito. Passata tutta l’estate fra vari impegni e altri libri letti, lo riprendo dalla libreria decisa a finirlo anche se non mi stava piacendo. Però venti pagine dopo mi rimangio tutto e mi maledico per non averlo finito prima. Se all’inizio poteva sembrare noioso e contorno dopo i primi 5 capitoli e dopo aver capito il meccanismo il libro mi rapisce nel vero senso della parola, non riuscivo più a scollarmi da esso. Devo dirvi che fra impegni vari l’ho letto il 4 giorni.

E’ un libro incredibile, pensi di avere la storia sotto controllo come se la stessi scrivendo tu, addirittura certe volte ti sembra di essere là accanto alla protagonista che la tieni per mano ma poi… sbam tutto si sconvolte e tu resti li sbigottita caduta dalle nuvole.

Non vi svelo niente perchè rovinerei la vostra lettura che vi stra-consiglio, se non l’avete ancora acquistato che ci aspettate?

vi lascio la trama (presa da wikipedia):

Edimburgo, 1988. È l’ultimo giorno di università, e per Emma e Dexter sta finendo un’epoca. Si sono appena laureati e il giorno successivo partiranno per iniziare la loro nuova vita. Dopo una serata di festeggiamenti e grandi bevute sono finiti nello stesso letto. Quel giorno, il 15 luglio 1988, Dexter ed Emma si amano e si dicono addio per la prima volta, decidendo di rimanere solo amici. Emma andrà a Londra dove farà la cameriera in un pessimo ristorante messicano in cui incontrerà Ian, uomo con cui intreccerà una relazione e andrà a convivere, e, successivamente, riuscirà a ottenere un impiego come insegnante di Lettere. Nel frattempo Dexter entra nel mondo dello spettacolo presentando un programma televisivo di dubbio gusto. È diventato dipendente dalle droghe, dal sesso facile e dalle personalità di bassa categoria che popolano il suo mondo solo apparentemente perfetto. Ma ogni 15 luglio è un momento speciale per entrambi: dove sarà Emma, cosa farà Dexter? Per venti anni, in quel giorno, si terranno in contatto. Nel corso di venti anni, ogni anno, per un giorno, saranno di nuovo assieme e si racconteranno tutto, senza poter mai dire di essere innamorati l’uno dell’altra.

Una parte del libro che ho fatto mia è stata questa, per la quale mi sono sentita vicinissima alla protagonista e mi sono immedesimata in lei e l’ho amata.

“Ovviamente niente di tutto questo può essere espresso ad alta voce. C’è qualcosa di troppo innaturale in una donna che trova i bambini o , nello specifico, i discorsi sui bambini, noiosi. pensano che lei sia amareggiata, invidiosa, sola. Ma è anche stufa di tutti quelli che le ripetono quanto è fortunata, tu che puoi dormire e tutta quella libertà e quel tempo libero e la possibilità di uscire o partire per Parigi quanto le gira. Sembra che vogliono consolarla, e tutta questa condiscendenza la irrita. E poi chi ci va mai a Parigi? … la Parola più stupida e insignificante che esista è <zitella>  seguita a ruota da <cioccolizzata>  … quando accadrò, accadrà: lei adorerà il piccolo, farà osservazioni sulle manine … Ma nel frattempo manterrà le distanze, resterà serena, calma, imperturbabile. Detto questo, la prima che la chiama zia Emma si becca un cartone sul naso”

(Un giorno, Nicholls David)

L’avete mai letto questo libro? se si cosa ne pensate? ed il film l’avete visto? io lo guardò al più presto.

baci e alla prossima!

Shadowhunters fra leggenda e fantasia …

Hello everybody!

Oggi un altro appuntamento con la rubrica “talk about .. books”

Oggi voglio parlarvi di un libro , anzi una trilogia, che ho letto quest’ultimo mese. Si tratta della trilogia “Shadowhunters – le origini”, autrice è Cassandra Clare.

La trilogia è composta dai seguenti titoli:

  1. L’Angelo
  2. Il principe
  3. La principessa

I primi due li ho letti in ebook, infatti ho scoperto questi libri per pure caso, perché mi avevano regalato l’ebook su un sito. Dopo aver finito il primo libro della trilogia e aver capito a fine libro che esisteva un continuo volevo a tutti i costi leggere il secondo volute e subito! dovete sapere che appena iniziate a leggere questi libri diventeranno peggio di una droga per voi, perlomeno per me è stato così.  Avendo accumulato, sul sito dove avevo scaricato il primo libro, uno sconto di 5 euro il secondo volume mi veniva a costare meno di 3 euro, potete ben immaginare cosa ho fatto.. si! ho acquistato il secondo volume via ebook e l’ho letto in meno di una settimana.

Amando però io i libri cartacei e desiderandoli tutte e tre, per a avere una continuità della trilogia, ho scelto di acquistare il terzo (per leggerlo ) e i primi due per averli cartacei su amazon, perchè i libri costano meno per chi non lo sapesse. Per risparmiare ancora di più ho deciso di acquistare l’intera trilogia in un unico volume che presenta un unica copertina (questa in foto).

shadowhunters Il titolo origina in inglese è ” The Infernal Devices” appartiene ad una saga di romanzi urban fantasy. La vicenda si svolge in una Londra , un pò modificata, dell’età Vittoriana. I volumi raccontano la storia di un orfana Tessa Gray arrivata dall’America per cercare il fratello Nate Gray del quale non ha più notizie. Dopo la morte infatti della zia, decide di affrontare il viaggio in nave da New York a Londra per cercare di riabbracciare il fratello, unico familiare a lei rimasto.

Ma ad attenderla al porto non c’è il fratello, ma la Signora Black e la Signora Dark, conosciute nel mondo dei nascosti come le Sorelle Oscure, le quali si scoprirà sono delle streghe.  Dopo giorni di prigionia e maltrattamenti da parte delle Sorelle Oscure Tessa viene liberata da Will , un cacciatore, il quale compito è quello di uccidere demoni e proteggere gli uomini comuni. Ben presto Tessa scoprirà che la sua vita e il suo destino sono ben diversi da ciò che lei aveva immaginato, scoprirà anche di non essere una semplice ragazza americana.

Non sto qui però a svelarvi il finale della storia.. dovrete leggere voi i libri che sono fantastici! 😀

Io vi consiglio vivamente di leggerli perchè sono bellissimi e spero presto di potervi parlare anche degli altri. Infatti esistono altri romanzi simili che presentano altri protagonisti e un’altra ambientazioni.

E voi gli avete letti questi libri? fatemi sapere con un commento o contattandomi qui

baci e al prossimo post :*

Crostata alla nutella – Ricetta

Hello everybody!

Oggi sul blog voglio farvi vedere una crostata che ho fatto ieri e che già è finita! 😉 per deliziare il palato delle mie nipotine ma anche quello dei grandi.

Ho deciso di non utilizzare la marmellata come nelle normali crostate o come specifica la ricetta originale della “crostata della nonna”, ma di utilizzare la nutella per mettere d’accordo i gusti di tutti, dei grandi e dei piccini.

Vediamo insieme la ricetta che ho provato io e poi vi dirò i vari procedimenti e degli accorgimenti per rendere la ricetta migliore.

Ingredienti:

(per uno stampo da 22 cm di diametro)

300g di farina di tipo 00

150g di burro dal frigorifero

150g di zucchero

1 uovo

1 pizzico di sale

1 pizzico di lievito di birra

500g di nutella (per farcire)

Procedimento:
In primis bisogna preparare la pasta frolla, che è l’ingrediente base per la riuscita della crostata! 😉 ho mescolato insieme prima lo zucchero con il burro, dopo aver amalgamato i due ingredienti ho unito l’uovo, la farina e prima di mescolare il tutto ho aggiunto il pizzico di sale e il pizzico di lievito. Dopo avere ottenuto un composto omogeneo l’ho lasciato riposare in frigo per circa 30 minuti avvolgendolo per bene in un panno pulito e asciutto.

ALCUNI ACCORGIMENTI —> Dopo aver rimosso dal frigo la pasta, dopo essere passati 30 minuti circa, mi sono accorta lavorando la pasta era troppo burrosa, il mio consiglio quindi è di mettere meno burro o se vi viene lo stesso troppo burrosa e non riuscite bene a lavorare la base della nostra crostata non vi scoraggiate, il mio consiglio è di cospargere il tavolo da lavoro di farina 00 in modo che la pasta ne assorba un altro pò (quella che basta a mio avviso) ed in più non vi si appiccica la pasta al tavolo e non si rovina.

Dopo che la pasta è pronta fate una grande palla e spianatela con il mattarello e posizionate la base della crostata sulla teglia, imburrata precedentemente ( per far si che la pasta non si attacchi alla teglia! ) dopo di che togliete la pasta in eccesso perchè ci servirà per ricreare una copertura superiore per la nostra crostata.

Io ho fatto sì che superiormente la crostata venisse ricoperta di coniglietti, ma voi potete scegliere qualsiasi tipo di formina, o potete optare per una presentazione classica e ricreare delle semplici strisce di pasta da andare a disporre a rete sulla crema.

Dopo aver ricreato la base possiamo spalmare con un cucchiaio la nutella in modo da ricoprire tutta la superficie per circa 1cm , in modo che la nutella dopo la cottura si mantenga morbida e non diventi dura. Infine posizioniamo le forme che abbiamo ricreato con la pasta rimanete sopra la nutella livellata.

La crostata va cotta, per ottenere un’ottima e gustosta crostata, con il forno preriscaldato a 180° per circa 10 minuti con della carta di alluminio di sopra a mo di  coperchio e poi altri 20/25 minuti senza carta d’alluminio.

Et voilà.. ecco a voi una crostata morbida e golosa da gustare con un succo di frutta per fare colazione o merenda. (o un’altra bevanda ovviamente)

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Vi piace la mia ricetta? avete mai fatto una crostata? se si mandatemi le vostre foto e commentate il post .. baci e alla prossima!

I miei link utili dove potete contattarmi e inviami le foto delle vostre torte
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Lo scudo di Talos .. fra il mito e la storia

Hello everybody!
oggi un altro … Talk about .. books! 20916042_2003057143045140_1751799369_n.jpg

Oggi parliamo di un libro scritto da Valerio Massimo Manfredi, uno dei miei autori preferiti. il primo libro che lessi di Manfredi fu le “Idi di Marzo” e me ne innamorai follemente. Non amavo il genere, ma il modo di scrivere dell’autore fa innamorare chiunque ve lo assicuro. I suoi libri si iniziano a leggere e si finiscono tutti d’un fiato.

Dopo vari libri letti dell’autore in libreria mi sono imbattuta in questo e non c’ho pensato due volte l’ho acquistato.

L’ho finito in meno di due settimana e oggi ve ne voglio parlare, non vi svelerò niente tranquilli 😉

La vicenda si svolte durante l’invasione dei Persiani in Grecia e vede come protagonista il giovane Talos, chiamato così da un pastore Ilota, abbandonato secondo la legge dal padre spartano perchè zoppo. Viene trovato da un pastore Ilota che lo cresce come se fosse suo figlio. Talos in realtà discende da una nobile famiglia di guerrieri spartana e in destino vuole che si incontri con il fratello e combatta al suo fianco.

La personalità di Talos e la propria vita sono ingarbugliate e rendono il personaggio complicato e intrigante. Il non saper scegliere a chi appartenere o con chi schierarsi, una lotta infinita che non vuole cessare. Questo dualismo rende la vicenda unica e fa si che chi legge vada sempre avanti per cercare di scoprire la verità e le scelte che farà il protagonista.

Un libro che lascia con il fiato sospeso fino alla fine e che vale la pena d’acquistare anche per poter arricchire la propria libreria di un capolavoro del XXI secolo.

 

Voi lavete mai letto ? conoscevate già questo libro e l’autore? Avete letto altri libri di Valerio M. Manfredi? fatemelo sapere con un commento! e contattatemi qui

Baci e al prossimo Talk about .. books!

Avere una stella … Etoilez-moi realizza questo sogno!

Hello Everybody! oggi sul blog vi parlo di una collaborazione speciale che ho intrapreso prima di agosto.. Quella di poter battezzare una stella!
Tutto ciò è stato reso possibile grazie al sito http://etoilez-moi.com/it/ .

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Quante volte abbiamo desiderato, alzando gli occhi al cielo poter toccare una stella? Poterla afferrare ed essere abbagliati da essa? Ancora non è possibile toccarle e farle scendere giù sulla terra ma possiamo renderle speciali legandole a noi.. come? Dandole un nome ..  Così ogni volta che guardiamo il cielo possiamo ammirare la stella che porta un nome speciale.
Tutto il materiale che certifica il battesimo della stella arriva in pochissimi giorni, basta scegliere il nome della stella, la costellazione, il giorno del battesimo ed il gioco è fatto.
Scopriamo meglio però come funziona il tutto..

 

 

 

 

Chi è che gestisce il sito e i battesimi delle stelle? 

International Celestial Repertory, un’agenzia che offre il battesimo della  stella, bisogna però stare attenti perchè ciò non significa che siamo i possessori della stella ma solo che le abbiamo attribuito un nome.
Da oltre 30 anni infatti International Celestial Reportory permette che le stelle ricevano il nome di una persona specifica.

Cosa arriva nel pacchetto che si acquista?  20170816_183621.jpg

  • il certificato di battesimo della stella registrato all’ICR
  • mappa del cielo per poter individuare la stella
  • brochure esplicativa che descrive il battesimo della stella, come trovare la stella e che cos’è una costellazione.
  • informazioni sulla costellazione che avete scelto

Cos’è ICR?

Il registro internazionale dei battesimi delle stelle, nel quale è indicato anche il nome della stelle che andiamo a battezzare noi.

Dove posso acquistare il battesimo della stella?

Sul sito etoilez-moi , si possono scegliere tanti pacchetti diversi per ogni occasione ed esigenza.

Ora Parliamo un pò della mia stella …     

La stella che ho voluto battezzare io appartiene alla costellazione dell’Acquario e le ho dato il nome di  Venus Nala.20170816_183701
Perché ho scelto questa costellazione? perché questo nome?
Ho scelto l’Acquario perchè è il mio segno zodiacale, per il nome ho lavorato un pò di più, esso è il risultato della combinazione di ben 4 nomi, uno dei quali è il mio. Gli altri 3 nomi appartengono alle 3 donne più importanti della mia vita.

Ecco i link utili di oggi!

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Tadao Ando – Museo del legno Mikata-gun Giappone

pianta piano secondo museo del legno
pianta secondo piano

 

piano 1 museo del legno
pianta primo piano

Progetto: Museo del legno
Località:
 Foresta di Mikata-gun, Prefettura di Hyogo, Giappone
Progettista: Tadao Ando Architect and Associates
Datazione di progetto: 1991-93.
Datazione di realizzazione: 1993-94
Superficie del sito: 168.310 mq.
Superficie occupata dall’edificio: 1950 mq.
Superficie costruita totale: 2700 mq.
Spazi espositivi: 1200 mq.
Materiali di costruzione: cemento armato, legno di cedro Hyogo

 

Il museo preso in analisi è il Museum of Wood by Tadao Ando, progettato nel 1993 dall’architetto giapponese Tadao Ando dopo che la prefettura di Hyogo aveva commissionato il medesimo per celebrare la festa nazionale dell’albero. Il museo quindi è un esplicito omaggio all’opera di ricostruzione delle risorse arboree di cui il Giappone va orgoglioso.  Essendo commissionato per onorare il legno, l’edificio viene costruito interadial14_work1_1_popupmente in legno eccetto una passerella, in cemento, che collega la struttura principale ad un piccolo padiglione cubico e ad una piattaforma di osservazione.

Il museo di trova al centro della foresta del Mikata-gun, isolato a tre ora di macchina da Osaka.

Tadao Ando si ispira ad una sua opera precedente, il padiglione di Siviglia, utilizza infatti gli stessi materiali e gli stessi sistemi costruttivi. L’edificio ha la forma di tronco di cono di 46 m di diametro contenente al centro uno spazio cavo di 22 metri di diametro. Infondo a questo spazio cavo si trova una vasca d’acqua sopra la quale vi è la passerella. Attraverso questo piccolo laghetto simbolicamente il cielo e l’acqua s’incontrano. Infatti attraversando la passerella per raggiungere le altre zone del museo, volgendo lo sguardo verso l’alto si vede il tronco di cono che dà spazio al cielo e volgendo lo sguardo verso il basso di vedono i giochi d’acqua delle fontane.

Il padiglione ligneo è rivestito con travi e tavole realizzate in legno di cedro locale. Collocata fra la parete più esterna e quella più interna una rampa a spirale percorre un’impressionante spazio espositivo ad anello dominato da imponenti colonne (pilastri) lamellari alte 16 m, che ricordano i tronchi di una foresta di conifere. La copertura ospita una serie di lucernari radiali attraverso i quali lo spazio sottostante viene illuminato da una luce calda e soffusa.

Collocata all’interno del padiglione circolare, la mostra permanente del museo, che si potrebbe considerare concettualmente un’estensione del paesaggio che la circonda, è composta da due sezioni.

Una sezione, intitolata Vita degli alberi e delle foreste, presenta quattro tipologie di foresta (foresta temperata di conifere, foresta temperata di latifoglie, foresta nebulosa, foresta pluviale tropicale) e modelli di architetture lignee tipiche di questi ambienti.

La seconda sezione, La Cultura è nata dall’albero e dalla foresta, è dedicata ad utensili ed oggetti realizzati in legno e comprende attrezzi per la tessitura, strumenti musicali, ornamenti e contenitori provenienti dai quattro ambienti già citati in precedenza e da diversi paesi: Russia, Finlandia, Svizzera, Germania, Repubblica Ceca, Birmania, Thailandia ed Indonesia.

Il complesso ospita un piccolo spazio espositivo temporaneo (nel padiglione in cls), sale didattiche e laboratori dedicati ad alberi, boschi e all’ arte della falegnameria nella struttura principale.

 L’esperienza e le sensazioni che emana il museo del legno

Lungo un percorso che si snoda, nel museo, tra esposizioni dedicate alla cultura del legno e della foresta e, all’esterno, tra gli elementi naturali del luogo e nella visione del paesaggio circostante, il visitatore vive un’esperienza profonda, altamente didattica ma anche emotivamente partecipata perché si svolge non fuori ma dentro la realtà dei temi trattati.

In questo senso l’impressione che dà l’edificio è forse più quella di un tempio, di un luogo di meditazione e di contemplazione, dove la costruzione “poetica” di spazi e relazioni fra edifici e paesaggio, tra artificio e natura, secondo un tipico congegno compositivo dei progetti di Ando, acquisisce quel valore senza tempo che è proprio dei luoghi sacrali o delle “rovine” poste in paesaggi naturali.

Sebbene non faccia specifico riferimento a nessun tempio in particolare, questa struttura dà a dir poco l’impressione di essere in comunione con la natura; spiritualità che Ando vede principalmente non nello storicismo superficiale dell’architettura postmoderna, ma guardando le strutture di Louis Kahn, costruite su schemi geometrici rigidi, edificate con materiali locali e studiate minuziosamente nella questione di chiaroscuri e nei passaggi di luce e ombra che si rapportano e rispettano le condizioni del luogo.

 

ANALIZZIAMO ORA IN SINTESI L’ARCHITETTURA DI TADAO ANDO E LA SUA EVOLUZIONE

Tadao Ando ha creato negli ultimi 20 anni circa 150 opere di architettura, queste opere sono classificabili in tre categorie.

La sua architettura si colloca in un ambito in cui la creazione ha due obbiettivi: l’ideale e l’ambizione. L’ideale dell’architettura è dare forma al mondo e l’ambizione è risvegliare la sensibilità dell’uomo.

Obiettivo primario: l’architettura deve ordinare il puro spazio, ciò significare utilizzare forme semplici che sappiano trarre dallo spazio stesso le relazioni invisibili che andranno a formare un ordine chiaro. Per fare ciò l’architettura ha bisogno della geometria. (la quale è considerata la scienza che produce ordine intellettuale, ma allo stesso tempo esprime con rigidità la forma ideale). Avvalersi solo della geometria non è possibile, infatti la geometria si basa esclusivamente sulla logica rifiutando il sentimento. Diversamente dalla geometria l’architettura non può nascere nello spazio astratto, ma deve tener conto della forza di gravità e di altri fattori. Oltretutto l’architettura è per definizione un modello in movimento. Ovviamente un edificio non si muove; la sua figura risulta in movimento quando la gente si sposta al suo interno. Mentre l’uomo percorre l’architettura cambia il suo punto di vista, così si forma nella sua mente l’immagine completa di quella architettura.

L’architettura è la geometria messa in movimento dalla gente, è un modello dinamico del mondo.

Il secondo obiettivo è risvegliare la sensibilità dell’uomo. Infatti se la geometria crea una coerenza logica, come può quest’ultima condurci verso il sentimento? Quando la coerenza logica regola la forma ed estende questa regola allo spazio, lo spazio verrà soffocato sotto la tirannia della razionalità. In parole povere l’architettura non può suscitare niente in noi se è composta sola da razionalità.

Perché la geometria risvegli le nostre emozioni, necessita di quel tipo di dinamismo che può distruggere la coerenza logica. Per coinvolgere la nostra sensibilità, razionalità o ordine geometrico devono subire le lacerazioni della diversità o del conflitto.  In architettura il dramma nasce con il conflitto tra forme, o tra forma e spazio, perchè solo la comparsa del conflitto può scatenare la nostra emotività. È precisamente il disaccordo tra spazio geometrico e spazio da noi concepito che può essere fonte di potere emozionale. La spinta verso l’emotività non è l’obbiettivo dell’architettura. È solamente un risultato, infatti l’architettura non può calcolare la nostra reazione emotiva.

Dividiamo le opere di Tadao Ando in tre categorie, opere: monistiche, dualistiche e pluralistiche. Ogni fase della produzione di Tadao Ando è collegata alla precedente e a quella dopo, l’una gradualmente si evolve nella fase successiva.

Le opere monistiche

Definiamo i lavori di architettura monistica di Tadao Ando come spazio puro racchiuso in volumi parallelepipedi, puro spazio e forma semplice. Le sue opere hanno suscitato una piacevole sorpresa nel contesto urbano giapponese. Ando ha manifestato una volontà architettonica forte, ha cercato di creare un’architettura di opposizione, contro quello strumento di mercato e della convenienza che era diventata l’architettura moderna. Questa sua architettura nasce da un forse spirito critico nei confronti della società e dalla passione personale.

Lo spazio delle architetture monistiche è uno spazio primitivo e puro nel quale riecheggia ordine intellettuale e sentimento poetico. Uno spazio che ricorda le case giapponesi e le case da thè.

Esempi sono la chiesa della luce, la casa da thè per Soseikan.

La misura nell’uso dei materiali e l’estrema semplicità e permeano lo spazio di tranquilla tensione. Poi, improvvisamente, esplode la luce. Luce simbolica, luce incarnata. Luce che trasforma lo spazio puro in spazio drammatico. Luce ed ombra danno movimento allo spazio. Vi è un conflitto fra spazio e forma, quasi come una forma di dualismo.

Lo spazio è collegato non solo alla vista, all’udito e agli altri sensi, ma anche a sensazioni impercepibili, come equilibrio e gravità.

Le opere dualistiche

La sua opera può sembrare architettura di serena armonia basata sull’ordine intellettuale. Invece, proprio qui si cela il sogno di voler distruggere quell’ordine. Nelle sue opere si cela un conflitto dualistico, fra vecchio e nuovo, un contrasto fra forma squadrata e superfice curva, linea retta e linea curva, mattone o guscio, involucro esterno e involucro interno. Ando esprime la sua arch dualistica con la metafora dell’ellisse, il quale presenta due fuochi, due centri. (le opere monistiche si basano sulla figura del cerchio, che simboleggia la semplicità della forma verso un punto centrale)

Nelle opere dualistiche vagabondando qua e là per l’edificio si entra in un vero e proprio labirinto, vi è un intreccio di interno ed esterno. Il nostro sguardo non riesce a mettere e fuoco un centro vero e proprio.

Nello spazio monistico la nostra percezione è ricondotta a un’asse che mira verso un punto centrale, lo spazio dualistico invece divide questo punto centrale in due poli creando uno spazio mutevole e fluido. Essendoci due poli la traiettoria del percorso si traduce in movimento perpetuo intorno all’ellisse.

Per stabilizzare la precaria condizione dello spazio dualistico, lo spazio-triade introduce un terzo elemento. Nel pensiero orientale la triade è ten-chi-hito (cielo-terra-uomo). Nella sua architettura Ando nega l’introduzione del terzo elemento che potrebbe essere rappresentato dall’uomo; ciò significa che oltre lo spazio e la forma Ando non utilizza nessun terzo elemento nella sua architettura. Infatti con l’aggiunta del terzo elemento si annullerebbe il conflitto dualistico che Ando crea nelle sue opere, negando così il dinamismo spaziale. La sua è sempre stata la posizione di chi parte dal dualismo e ne riconosce i conflitto senza ricercare una soluzione semplice.

Opere pluralistiche

Tema del pluralismo è fuggire dal dualismo, liberando l’architettura dalla tirannia di quel movimento perpetuo creato illusoriamente dall’ellissi e dalle forze di attrazione dei due poli.

L’ architettura pluralista è luminosa, leggera e veloce. Si distingue per l’uso frequente di curve e per la sua varietà di angoli di intersezione. È allegra e ottimista, questa architettura mostra come le qualità tristi e tragiche dell’architettura del monismo siamo state eliminate per lasciare posto ad una nuova gioia nella liberazione di sé.

In breve: nell’ architettura monistica lo spazio ha il ruolo principale mentre la forma è un elemento funzionale. Nell’architettura dualistica la somma di forma e spazio è una costante; l’architettura pluralistica si distingue invece per eccesso di forma: la forma ottiene la sua libertà dalla funzione e dallo spazio. L’architettura pluralistica impiega il carattere non-ortogonale per esprimere velocità.